War games, spionaggio e guerra fredda

Un recente articolo del New York Times (http://www.nytimes.com/2009/10/27/science/27trojan.html, registrazione richiesta) mi ha riportato alla mente fatti abbastanza recenti che mi hanno sempre lasciato un po’ interdetto.
Al di là delle paure, più o meno fondate, o delle paranoie che i militari addetti alla sicurezza devono affrontare quotidianamente, vengono rilasciate col contagocce informazioni non molto chiare.
Vediamo alcuni punti salienti.
Gli USA hanno paura che, non avendo più il controllo della stragrande maggioranza della produzione di chip, anche per quelli di tecnologie all’avanguardia, possano esserci, all’interno delle istituzioni governative e militari del loro paese, vari dispositivi hardware con cavalli di troia integrati e impossibili da rimuovere.
Dal NY Times veniamo a sapere che, forse, nel 2007 le forze aeree israeliane hanno attaccato con successo un reattore nucleare siriano, costruito solo parzialmente, grazie ad un black out dei sistemi di difesa. Questo black out sarebbe dovuto ad un cavallo di troia, integrato in apparecchiature elettroniche, che ha reso inutilizzabili in qualche modo i radar siriani.
Nell’articolo sono riportati poi altri esempi più vecchi che rimandano anche agli anni ’80.
Poi “dall’altra parte” c’è Kylin (http://en.wikipedia.org/wiki/Kylin). Un sistema operativo basato su FreeBSD ma made in China. Secondo questo articolo del Washington Times (http://www.washingtontimes.com/news/2009/may/12/china-bolsters-for-cyber-arms-race-with-us/) la Cina avrebbe sviluppato questo sistema operativo con uno strato di sicurezza in più (l’alter ego di SELinux sviluppato dalla NSA…?), installandolo sui principali server critici, per proteggersi dagli attacchi informatici degli USA nell’ottica di una guerra cibernetica tra vari paesi. Solo che questa guerra non è ipotetica, si sta svolgendo da parecchio tempo e si sta svolgendo proprio adesso, dicono.
Se pensavate che la guerra fredda fosse finita con la caduta del muro di Berlino o con il successivo scioglimento dell’Unione Sovietica, come interpretare allora le parole di Joel F. Brenner, national counterintelligence executive, quando dice che “Francamente, mi preoccupano di più gli attacchi che non possiamo vedere, per i quali i russi sono bravi. I cinesi sono accaniti e non sembrano preoccuparsi di essere scoperti. E abbiamo visto operazioni da reti cinesi all’interno di alcune nostre griglie elettriche.”
Si, pare proprio che tempo fa alcune parti della rete elettrica degli USA siano state “visitate” dai cinesi, o meglio da connessioni provenienti dalla PRC.
Ecco allora che mi ritorna in mente un vecchio articolo: http://www.zdnet.com.au/news/security/soa/Is-World-War-3-being-fought-in-cyberspace-/0,130061744,339284216,00.htm. Qui si parla di una probabile terza guerra mondiale combattuta nel cyberspazio, come se si stesse parlando di un film di fantascienza, anche se si riprendono alcune notizie confermate.
Ma davvero ci stiamo preparando al primo conflitto mondiale combattuto interamente a suon di pacchetti o datagrammi IP?
O forse stiamo ancora assistendo al rigonfiamento di diverse problematiche da parte di alcuni personaggi degli USA per portare acqua al proprio mulino, ovvero più budget per le risorse militari? Va bene che si deve investire in sicurezza e che per uscire dalla crisi c’è bisogno di far riprendere l’economia spendendo da qualche parte… ma non sarà solo propaganda questa?


This entry was posted on Thursday, October 29th, 2009 at 10:06 PM and is filed under security.

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